Secondo i dati ISTAT, il tasso di fecondità (numero medio di figli
per ogni donna tra i 15 ed i 49 anni) in Italia è in rapido decremento,
attestandosi a 1,34 nel 2005. Nello stesso anno, il tasso
di fecondità più alto in Europa è stato registrato in Francia con 1,94 bambini
per donna, mentre il più basso appartiene alla Polonia con 1,24. La media
europea è di 1,52; secondo i dati dell'Ufficio
Statistica dell'Unione Europea.
La regione più feconda è la Campania, con una media di 1,47
figli per donna, mentre all’opposto si attestano Liguria e Sardegna,
con una media di 1,03 figli per donna.
Secondo i dati forniti dalla Population Division delle Nazioni Unite, il
limite-soglia di fecondità in grado di assicurare il ricambio generazionale
e la stabilità della popolazione, considerati i livelli attuali di
mortalità, è di 2,4 .
In Italia l’età media delle donne al primo figlio è
aumentata da 25,2 anni del 1981 a 30 nel 2000, mentre sono in aumento le
gravidanze di donne di oltre 35 anni.
Mortalità neonatale e infantile
La mortalità infantile (che comprende la fascia di età compresa
tra 0 e 14 anni) rappresenta un importante parametro dello stato di salute
e benessere di una popolazione, in particolare delle condizioni igienico-sanitarie
e del livello socio-economico e culturale di un Paese.
Il tasso di mortalità infantile è in continua diminuzione
in Italia, attestandosi sul valore del 4 %0 , valore tra i più bassi
d’Europa . Circa la metà dei decessi infantili riguarda la
mortalità neonatale precoce, cioè avviene nella prima settimana
di vita. Circa l’86% dei decessi nel primo anno di vita sono attribuibili
a condizioni di morbilità perinatale e malformazioni congenite. Le
principali determinanti dall’età gestazionale e dal peso alla
nascita. Il peso alla nascita rappresenta un buon indicatore della probabilità
di un neonato di sopravvivere e di godere di buona salute psico-fisica.
Nel 1997, circa il 75% della mortalità infantile aveva come concausa
il sottopeso alla nascita (inferiore a 2,500 Kg) oltre ad un’età
gestazionale inferiore a 36 settimane. Al 2000 l’incidenza nazionale
dei nati sottopeso si è dimezzata, raggiungendo il valore medio europeo
del 6% .
Assistenza prenatale
Nel 2000 in Italia, il 99% delle donne in gravidanza sono state seguite
da un operatore sanitario, percentuale che si attesta intorno alla media
dei Paesi dell’Europa occidentale.
Secondo un’indagine
conoscitiva sul percorso nascita , condotta su un campione di 60.000
famiglie italiane, circa il 75% delle donne è stata seguita da un
ginecologo privato, mentre la percentuale di gravidanze seguite da un consultorio
familiare varia dal 2,3% al 17,3%. Soltanto lo 0.8% delle gravidanze è
stata seguita esclusivamente da un’ostetrica. Dall’indagine
emerge che ricorrono al servizio pubblico le donne più giovani, con
grado d’istruzione inferiore, le casalinghe, le pluripare senza esperienza
di taglio cesareo, residenti al Nord, rispetto al Centro ed al Sud.
La partecipazione ai corsi di preparazione alla nascita riguardano il
30,4% delle donne, con forti differenze a livello regionale: il 45,5%
delle donne nel Nord-ovest ha frequentato corsi di preparazione al parto,
mentre soltanto il 10% al Sud. I fattori associati alla maggiore partecipazione
ai corsi sono l’età > 30 anni, essere assistita da un
consultorio familiare o dall’ostetrica; viceversa i fattori associati
ad una minore partecipazione sono la condizione di casalinga, con livello
d’istruzione inferiore, pluripare con precedenti tagli cesarei
e gravidanze patologiche.
Assistenza al parto
Il 92,4% delle donne nell’ultimo quinquennio ha portato regolarmente
a termine la gravidanza, partorendo al nono mese, mentre meno dell’1%
ha partorito al settimo mese.
Il parto ha luogo negli ospedali pubblici nell’88,9% dei casi,
in strutture private o convenzionate nel 10,1%, mentre avviene in casa
soltanto per lo 0,3% .
La scelta del tipo di struttura in cui partorire è molto influenzata
dalla condizione sociale e professionale della donna: ricorrono alla
struttura privata ben l’11,2% di dirigenti, imprenditrici e libere
professioniste, e solo l’1,9% delle operaie ed il 5% delle casalinghe.
Presenta, inoltre, una grande variabilità regionale: ricorrono
all’assistenza sanitaria pubblica per il parto il 95,2% delle
donne al Centro-Nord e soltanto l’80,7% nell’Italia Meridionale.
Il parto in ospedali pubblici è più frequente nei casi
di pluriparità, di gravidanze patologiche, di frequentazione
di corsi per la preparazione alla nascita in ospedale, di peso alla
nascita superiore a 4 Kg, di età gestazionale superiore a 40
settimane e nel caso in cui la gravidanza sia stata assistita in una
struttura pubblica .
Nascite sempre più medicalizzate: il taglio cesareo
Dalle indagini condotte negli ultimi anni dall’ISS e dall’ISTAT
emerge una realtà caratterizzata da forte ricorso all’assistenza
privata, eccessiva medicalizzazione della gravidanza e della nascita
e da frequente ricorso al taglio cesareo.
La percentuale di parti che avviene mediante taglio cesareo è
in continuo aumento: si è passati dall’11,2% del 1980,
al 29,8% del 1996, al 33,2 del 2000. Questo valore, superiore di oltre
13 punti percentuali alla quota massima del 15% fissata nel 1985 dal
WHO , risulta essere il più elevato rispetto agli altri Paesi
europei (per esempio 21,5% in Inghilterra, 17,8% in Spagna, 15,9% in
Francia) e porta l’Italia ad essere seconda a livello mondiale
(dopo il Brasile).
Esiste una forte variabilità a livello regionale, con il 18,7%
nella Provincia Autonoma di Bolzano e il 53,4% in Campania.
Tra i fattori di rischio legato a taglio cesareo vi sono il superamento
dell’età materna oltre i 30 anni, la gravidanza patologica,
la pluriparità con pregressi cesarei, la gemellarità,
età gestazionale < 36 settimane, il peso alla nascita <
2.500 grammi o > 4.000grammi, il parto in struttura privata o convenzionata.
Un fattore di protezione rispetto al taglio cesareo è rappresentato
dalla frequentazione di corsi di preparazione alla nascita, perché
permettono alle donne di crescere in consapevolezza. Infatti “soltanto”
il 22,7% delle donne che hanno frequentato un corso pre-parto ha partorito
mediante cesareo, rispetto al 31,2% che non ha partecipato ad alcun
corso. Infatti la carenza di informazioni corrette esclude le donne
da qualsiasi decisione che riguardi la nascita del proprio bambino e
impedisce loro di avere un ruolo attivo nella gestione dell’evento
nascita, condizione essenziale per una pratica ostetrica meno invasiva.
Ci si chiede se questo eccesso di procedure mediche abbia portato dei
miglioramenti sostanziali negli esiti perinatali per le mamme ed i bambini:
analizzando le SDO (Schede di Dimissione Ospedaliera) si evince che
nelle zone dove è più bassa percentuale di tagli cesarei
c’è un minor tasso di mortalità perinatale e morbilità
neonatale; viceversa in regioni con un alto tasso di cesarei sussiste
un’alta mortalità perinatale e morbilità neonatale.
Pertanto l’eccessiva medicalizzazione delle nascite non sembra
aver portato alcun vantaggio in termini di esiti neonatali .
Per saperne di più:
Il percorso della maternità in Italia: gravidanza, travaglio di
parto e allattamento in una indagine condotta dall'Istituto centrale di
statistica ISTAT
www.ministerosalute.it
Bibliografia:
M. Bonati e R. Campi: Nascere e crescere oggi in Italia -
Statistiche della Salute Materno-Infantile nelle Regioni Italiane
G. Baglio, A. Spinelli, S. Donati, M.E. Grandolfo, J. Osborn: Valutazione
degli effetti dei corsi di preparazione alla nascita sulla salute della
madre e del neonato - Ann. I.S.S.; vol. 36 (2000)
ISTAT: Indagine multiscopo: Condizioni i salute e ricorso ai servizi
sanitari 1999-2000
World Health Organization Appropiate Technology for Birth -
The Lancet 1985
Corchia C. Epidemiologia dei neonati di peso molto basso in
Italia - Quaderni ACP 2004
S. Donati, A. Spinelli, ME Grandolfo et al. L’assistenza
in gravidanza, al parto e durante il puerperio in Italia - Ann. I.S.S.
1999
www.iss.it
Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) Annuario di statistiche demografiche - Roma: 1980
Ministero della Salute – Direzione Generale della programmazione
sanitaria ¬– Sistema informativo sanitario – Rapporto
annuale sull’attività di ricovero ospedaliero –
Dati SDO 2000
Servizi
offerti dagli ospedali del Centro Italia